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I concerti - Grande concerto lirico 15 maggio 2009

Decisamente interessante e di ottimo livello il concerto che l’Associazione Amici della Lirica “Aldo Protti” ha offerto venerdì 15 maggio alla popolazione della Valle Canonica e Sebino.
La scelta che questa volta l’ Associazione Protti ha operato è stata coraggiosa, poiché ha potuto contare anche su Artisti con vocalità adatte alla scelta operata: si è deciso di presentare brani di solo due opere verdiane con l’intenzione di offrire uno spaccato significativo delle medesime. E questo è perfettamente in linea con le finalità dell’Associazione “Protti” che fra le proprie azioni annovera anche quella di far sì che il anche pubblico della Valle possa accedere in loco ad un repertorio sempre più articolato.
Due opere verdiane, si è detto. E se la prima, il Trovatore, è notissima come le altre della “Trilogia romantica”, lo stesso non si può dire invece di Macbeth, opera che ancora oggi, a oltre cinquant’anni dalla sua “riscoperta”, continua a non essere conosciuta da molti pur amanti della lirica.
E non è neanche un’opera facile, sia per la complessità, sia per l’unione di tratti musicali assai diversi, a volte di grande modernità. L’intento di divulgazione musicale dell’azione dell’Associazione è chiarissimo in questa scelta.
Oltre che “interessante” ho definito il concerto anche “di ottimo livello”. L’impossibilità di avere un’orchestra per accompagnare il concerto ci ha permesso di ascoltare ancora una volta il pianoforte di Deborah Mori, che, come maestro accompagnatore, ha sempre perfettamente assecondato i cantanti senza mai sovrapporsi alle voci. Il Preludio del Macbeth ha permesso di apprezzare il suo tocco, nitido e preciso, risultato qui assai chiaro. La Mori si rivela ad ogni ascolto sempre più convincente e “cresciuta”.
Il primo brano ascoltato è stato Tacea la notte placida dal Trovatore interpretato da Alessandra Rezza che abbiamo sentito immediatamente di seguito nelle scene terza, quarta e quinta che chiudono la Prima Parte dell’opera assieme al baritono Claudio Sgura e al tenore Stefano Rigon. Dalla seconda parte Sgura ci ha fatto sentire Il balen del tuo sorriso e Rigon la cabaletta celeberrima Di quella pira, dalla Terza parte. Infine il duetto di baritono e soprano che inizia con Udite dalla scena seconda della Quarta parte ha chiuso la serie di brani del Trovatore.
Alessandra Rezza è un soprano dalla voce bella e sicura anche nei punti in cui Verdi ha forzato fino ai (o oltre i) limiti naturali della tessitura del soprano. La Rezza è riuscita sempre molto convincente, ma un brano di estrema difficoltà come il duetto della Quarta parte ha permesso di cogliere pienamente la capacità di destreggiarsi fra il fortissimo del Lo giuro a Dio al grave e scandito ma fredda esanime spoglia con la discesa rapida del che l’anima tutta mi vede: brano sempre temuto e qui perfettamente interpretato.
Un altro duetto fra soprano e baritono, Fatal mia donna dal primo atto, ha aperto al seconda parte del concerto dedicata al Macbeth. Anche le arie di questa seconda opera hanno confermato appieno l’impressione ampiamente positiva già data dalla prima parte del concerto. Della Rezza si è detto e anche in questa opera ha dato davvero emozioni e ricevuti consensi da un pubblico non numeroso ma attento e partecipe. Il baritono Sgura aveva già cantato assai bene le arie del Conte di Luna e ora come Macbeth viene a confermare e anche a migliorare quell’impressione.
Si direbbe che la figura del re scozzese, del suo dramma di uomo travolta da forze e da volontà assai più grandi di lui, da un destino inesorabile e tenebroso sia particolarmente congeniale all’artista che la interpreta con grande forza e riesce a rendere anche il tormento del re. Anche nell’altro duetto (Perché mi sfuggi dall’atto secondo) soprano e baritono hanno cantato con grande precisione e naturalezza.
Ma forse Sgura ha dato il meglio di sé nel finale di Pietà, rispetto, amore in cui la sua voce è riuscita a rendere tutte le variazioni e tutti i colori musicali ancor meglio che nei brani precedenti.
Il concerto ha chiesto a tutti gli interpreti anche uno sforzo non indifferente, e lo ha chiesto al baritono, ma soprattutto al soprano (ha cantato anche La luce langue dal terzo atto del Macbeth) dimostrando anche doti di grande generosità.
Oltre ai brani già citati del Trovatore, il tenore Stefano Rigon ci ha fatto ascoltare Ah la paterna mano dal Macbeth, forse l’aria più significativa assegnata al personaggio di Macduff.
La sua voce e la capacità di interpretare ci sono tutte; c’è bisogno comunque di tanto studio e volontà per una carriera non facile.
Fa parte della tradizione dell’Associazione “Protti” dare la possibilità di esibirsi a giovani cantanti. Alcuni, partendo anche da qui, da un palco di provincia in un teatro non dei migliori per l’opera lirica, hanno fatto carriera e oggi sono “lanciati”. Anche questa è una scelta di cui l’Associazione va fiera.
Gianfranco Bondioni
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