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I concerti - I Cori nell'Opera 11 maggio 2007

Chi ricorda la prima volta che la Corale Ponchielli-Vertova di Cremona, portata anche allora dall’Associazione Amici della lirica Aldo Protti, cantò in Valle Camonica dieci anni fa, ha avuto l’11 maggioal Palazzo dei Congressi di Boario Terme una importante riconferma del livello di questa formazione nel concerto Cori nell’opera che l’Associazione ha proposto ad una platea attenta, partecipe e frequentata. La Corale, che vanta una tradizione che supera ormai il secolo anche se ha subito cambiamenti e accorpamenti, ha come scopo principale lo studio e l’esecuzione di brani specificamente operistici e ha nel suo repertorio anche opere complete, come Nabucco, Traviata, Lucia di Lammermoor, Norma, Trovatore e numerose altre. Dal 2004 è diretta da Patrizia Bernelich che il pubblico della Valle ben conosce come maestro accompagnatore di opere e concerti promossi dall’Associazione Protti fin dall’inizio della sua attività e che ha diretto i coristi anche in questa occasione. La Corale ha mostrato tutta la propria bravura sia nei brani per solo coro, sia nei brani in cui ha accompagnato i solisti: notevoli nel primo caso le esecuzioni di Festa e pane da La Gioconda di Ponchielli, i due cori del Macbeth verdiano, soprattutto il difficile Coro delle streghe e i cori del Nabucco che hanno trionfalmente chiuso la serata. Nell’accompagnamento dei solisti mi sono parse di particolare rilievo il brano che nella Norma di Bellini precede e introduce il celebre Casta diva (splendidamente cantato da Vittoria Vitali di cui dirò in seguito) e soprattutto la prima scena de Il Trovatore.
E con il racconto di Ferrando de Il Trovatore si giunge ad un altro grande protagonista della serata: il basso Paolo Battaglia, che ha sostituito il coreano Park Taihwan, che ha dovuto rinunciare per altri impegni. Battaglia vanta un ricco curriculum di interpretazioni in dieci anni di attività, con un vasto repertorio italiano, ma anche di opere comeCarmen oLohengrin, presso i maggiori teatri italiani ed europei. Tutti i brani che ha cantato a Boario mi sono sembrati a notevole livello, ma se dovessi indicare il punto più alto che Battaglia ha raggiunto in questo concerto indicherei senza dubbio l’aria di Filippo II Ella giammai m’amò! dal Don Carlo di Verdi. È un’aria difficile soprattutto perché non è chiusa in se stessa, in una precisa struttura lirica simmetrica, ma si svolge come un vero e proprio episodio drammatico che segue con libertà lo scorrere del testo, conformemente alla nuova concezione dell’opera che Verdi ha maturato e che troverà il suo coronamento nell’Otello e nel Falstaff. Paolo Battaglia è riuscito a rendere in maniera estremamente convincente l’approfondimento verdiano dei moti dell’animo del re di Spagna, sempre con grande misura e regalità, come conviene al grande personaggio interpretato, senza mai forzare l’espressione e dando l’impressione di una grande, classica linearità: tutto sembra facile, spontaneo e non frutto di grande ricerca e abilità.
Discorso simile si può ripetere per Vittoria Vitali che ha avuto il suo primo diploma di conservatorio proprio a Darfo, perfezionandosi poi come soprano in Italia e in Francia e possiede ormai un vasto repertorio sia profano, sia sacro. Già si è accennato all’ottima interpretazione del Casta diva; molto bene anche La vergine degli Angeli de La forza del destino; ma soprattutto è ancora il Don Carlo di Verdi l’opera che offre alla Vitali la possibilità di dare il meglio di sé con l’aria Tu che le vanità: è un’aria complessa, che esprime tutta l’ambiguità sentimentale della regina, partendo da una atmosfera cupa per giungere alla poesia incantata della rievocazione dell’amore impossibile a Fontainebleau, e poi all’angoscia e alla malinconia dell’abbandono dell’amore e ai pensieri di morte. La Vitali ha saputo rendere tutte le gradazioni sentimentali del cuore di Elisabetta di Valois, dalla dolcissima evocazione all’apice emotivo di ah! il pianto mio, al pianissimo.
Meno spazio ha avuto nel concerto il tenore Maurizio Minelli, diplomatosi anch’egli nel conservatorio di Darfo e specializzato soprattutto nel repertorio sacro, ma che vanta al suo attivo anche varie opere. E proprio di una queste, Rita di Gaetano Donizetti, ha ben interpretato l’ aria Allegro io son, decisamente non semplice, anche se per il tono spigliato sembra “facile”, in cui tutto sembra andar via liscio e spontaneo.
Ha accompagnato al pianoforte la Corale Ponchielli-Vertova, con cui ha già collaborato in varie occasioni, e i solisti il maestro Alberto Bruni che non solo ha lavorato con grandi maestri da Protti a Bruson , da Adelina Romano a Mariella Devia, ma ha nel suo repertorio anche intere opere rappresentate con il solo pianoforte. Non è stato un compito facile il suo dovendo sostituire l’orchestra in opere come Norma, Macbeth, Don Carlo, soprattutto allorché ha dovuto accompagnare i solisti in brani di particolare espressività o sostenere la forze e l’impeto dei grandi momenti corali. Un compito non facile, ma che è stato sostenuto con grande impegno e bravura non prevaricando mai le voci, lasciando a ciascuno il giusto spazio e contemporaneamente offrendo il corretto sostegno e linea melodica.
Dunque ancora una volta un concerto dell’Associazione Amici della lirica Aldo Protti si è rivelato un momento alto dell’offerta culturale in Valle sia per la scelta dei brani che sono stati ben rappresentativi di quanto lo spettacolo voleva esprimere fin dal suo titolo, i Cori nell’opera, e che,contemporaneamente, hanno lasciato spazio anche ai solisti; sia per la notevole prestazione degli interpreti che non hanno fatto per nulla rimpiangere ciò che si sente in teatri di grande fama e dimezzi ben superiori a quelli di cui può disporre la Associazione.
Gianfranco Bondioni

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