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I concerti - Grande Concerto Lirico 7 novembre 2010

FOTO DEL CONCERTO
L’appuntamento annuale dell’Associazione amici della Lirica “Aldo Protti” per la consegna del premio alla carriera ha fornito l’occasione per uno dei più bei concerti lirici che si siano tenuti in Valle Camonica e sicuramente all’altezza delle proposte più interessanti dei grandi centri e dei grandi teatri. Merito sicuramente degli artisti che si sono avvicendati sul palco e merito anche di una scelta attenta che ha accostato testi notissimi ad altri meno conosciuti, spesso assai difficili, mai banali.
Si diceva che il concerto si è tenuto in occasione della consegna del premio alla carriera al tenore Roberto Aronica. Può forse sembrare strana la scelta di un cantante ancora decisamente giovane per un premio “alla carriera” , ma, dal suo debutto nel RIGOLETTO al Teatro Municipale di Santiago del Cile, è ospite delle più importanti case d’opera del mondo: il Teatro alla Scala, il Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro dell’Opera di Roma, la Staatsoper di Vienna, l’Opernhaus di Zurigo, la Deutsche Oper di Berlino, la Bayerische Staatsoper, la Royal Opera House-Covent Garden di Londra, l’Opéra Bastille di Parigi, il Metropolitan di New York, la Lyric Opera di Chicago , la San Francisco e la Los Angeles Opera, la Japan Opera Foundation di Tokyo con direttori quali Semyon Bychkov, James Conlon, Daniele Gatti, James Levine, e Christian Thielemann. Per dare un’idea della sua attività solo nel 2009/10 si segnalano: RIGOLETTO a Bologna, MADAMA BUTTERFLY alla Staatsoper di Monaco, UN BALLO IN MASCHERA al Covent Garden di Londra e LA TRAVIATA a Berlino, DON CARLOS a Bilbao, TOSCA a Berlino, RIGOLETTO ad Hannover, UN BALLO IN MASCHERA a Losanna e Mahon, infine LA BOHÈME e MADAMA BUTTERFLY al Liceu di Barcellona.
Ma soprattutto basta sentirlo cantare per essere certi che la scelta del premio è stata sicuramente giusta. E con questo veniamo al concerto, partendo proprio dai brani cantati dal tenore. Il primo brano che Aronica ci ha proposto con Alessandra Rezza è il duetto Ora soave dall’Andrea Chénier di Umberto Giordano: brano complesso che i due cantanti hanno reso alla perfezione e che, tra l’altro, è stato il debutto di Aronica in quest’opera. Sempre la coppia Rezza-Aronica ci ha poi proposto il duetto Teco io sto da Un Ballo in Maschera. Non vorrei che mi facesse velo la particolare simpatia che nutro per quest’opera di Verdi (ma in verità qui ho l’imbarazzo della scelta perché il programma proponeva anche brani dal Falstaff e dall’Otello, opere amatissime), ma la prestazione dei cantanti mi è parsa anche in questo caso di livello veramente alto.
Anna Maria Dell’Oste e Aronica si sono poi confrontati con un brano talmente famoso da non aver bisogno di nessuna presentazione, il celeberrimo Parigi, o cara dal terzo atto della Traviata. Proprio perché sentito infinite volte e cantato dai maggiori tenori e soprani di tutti tempi è un brano sul quale è facile per chiunque “beccare” i cantanti. Ma anche volendolo non ci saremmo riusciti perché domenica i due interpreti non hanno avuto cedimenti.
Alessandra Rezza ci ha poi fatto ascoltare la romanza Mercé dilette amiche dall’ultimo atto dei I vespri siciliani di Verdi: Rezza è stata una Elena assolutamente perfetta, la sua interpretazione di un brano davvero difficile è stata da manuale.
Dunque Traviata, Vespri siciliani, Ballo in maschera e, lo ho già anticipato, Otello e Falstaff: un percorso di quarant’anni nella musica di un Verdi che è alla ricerca di soluzioni sempre nuove e che a ottant’anni ha il coraggio di rivoluzionare con le ultime opere tutta la tradizione italiana. È stata una scommessa quella dell’Associazione Protti di presentare questa scelta, una scommessa che contava sul fatto che il pubblico che segue le sue manifestazioni è ormai (grazie proprio anche alla attività dell’Associazione stessa) dotato di conoscenze e gusto. Ed è stata una scommessa vinta.
Orazio Mori ci ha fatto gustare da par suo i due brani tratti dalle opere estreme di Verdi: il terribile Credo di Jago dall’Otello e L’onore? Ladri! dal primo atto del Falstaff. Mori è un artista dalla grandi doti e dalla lunga esperienza: la sua voce è ancora sicura, l’interpretazione piena e la capacità di “tenere il palcoscenico” forte. Sono tutti elementi che fanno sì che ascoltarlo sia sempre di grande soddisfazione. E se ottime sono state queste due interpretazioni forse ancora migliore è stata quella del duetto A tal colpa da Un ballo in maschera, con Alessandra Rezza, anch’essa interprete ancora una volta di alto livello.
Anna Maria Dell’Oste ha poi fatto gustare il difficile, lungo e impegnativo È strano, è strano ancora dalla Traviata per poi passare (ma torneremo ancora a Verdi) a Gounod con l’aria Je veux vivre dal Roméo et Juliette e il Valzer di Musetta dalla Bohème di Puccini. Si tratta di brani assai diversi fra loro che proprio per questo chiedono anche una grande versatilità al cantante. La Dell’Oste non ha certo avuto problemi ad affrontare la complessa gamma che i brani esigevano: è una cantante che si dimostra sempre più credibile ad ogni nuovo ascolto.
Come sempre i mezzi dell’Associazione lirica non permettono di avere a disposizione un’orchestra; e come già altre volte Debora Mori ha supplito a tale mancanza con la sua bravura che sa ricavare dal pianoforte un accompagnamento sicuro per i cantanti. Ma non solo un accompagnamento: i due brani che ha eseguito come solista (gli adattamenti per piano del preludio del primo atto della Traviata e l’intermezzo della Manon Lescaut) sono stati due brani da concerto per pianoforte, nitidi nella sottolineatura dei temi musicali ed eseguiti con sicurezza.
In un concerto che in buona parte è stato verdiano non poteva mancare il Rigoletto: gli artisti hanno scelto come bis proprio il quartetto del terzo atto di tale opera. Roberto Aronica duca di Mantova che canta “Bella figlia dell’amore” a Alessandra Rezza-Maddalena mentre Gilda-Anna Maria Dell’Oste scopre il tradimento del duca e Orazio Mori-Rigoletto giura vendetta sulle note suonate da Debora Mori hanno chiuso in bellezza la giornata.
Un concerto, voglio insistere, a livello altissimo, a mio parere il più bello fra i tanti a cui l’Associazione Protti ci ha abituato. E presentato anche con brio e simpatia da Fausto Ferrari, dell’Associazione “Giuseppe Verdi” di Rovereto s/s, una memoria storica del teatro lirico, un appassionato come solo le terre emiliane sanno produrre.
Gianfranco Bondioni
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